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Neuroscienze

Detox dopaminico e porno: perché la storia dei «recettori bruciati» non regge

Il detox dopaminico non spiega il porno. Cosa fa davvero la dopamina e quale modello spiega meglio la perdita di controllo.

La versione la conosci di sicuro: il porno ti inonda il cervello di dopamina, i recettori si anestetizzano, tutto il resto perde colore, e per rimediare servono 90 giorni di «reset» mentre la dopamina torna a riempirsi. Ci hai provato. Magari hai resistito una settimana, magari due mesi. Comunque sia, al giorno 40 non ti sembrava che il cervello si stesse riaccendendo. Le voglie c'erano ancora, alle stesse ore e con gli stessi stati d'animo. E una domanda non ti mollava: se il mio cervello è davvero rotto, perché la spinta dipende così tanto da com'è andata la giornata?

Hai ragione a chiedertelo. La storia del serbatoio che si svuota è comoda, però la dopamina non funziona così, e chi ci crede finisce per scegliere la strategia sbagliata. C'è un modo più fondato sui dati per capire perché alcuni uomini perdono il controllo sul porno e altri no.

Cosa fa davvero la dopamina

Nella versione che gira, la dopamina è il liquido del piacere. Il porno la prosciuga, i recettori «si riducono» e tu resti spento finché il serbatoio non si riempie. La scienza racconta un'altra cosa.

I neuroni dopaminergici non si accendono semplicemente quando qualcosa ti fa stare bene. Si attivano in proporzione a quanto un risultato è andato meglio o peggio del previsto. Schultz, Dayan e Montague (1997) hanno registrato l'attività di questi neuroni nei primati e hanno visto che segnala «errori nelle previsioni di eventi futuri salienti e gratificanti». Una ricompensa del tutto prevista provoca poca risposta dopaminergica, una sorpresa ne provoca molta. La dopamina, quindi, serve soprattutto a imparare e a motivarsi: dice al cervello a cosa fare caso e cosa inseguire.

Un secondo filone di ricerca distingue il «volere» dal «piacere». Berridge, Robinson e Aldridge (2009) hanno riesaminato studi in cui bloccare la dopamina riduceva quanto un animale desiderava una ricompensa, ma non quanto la gradiva, mentre aumentarla faceva crescere il desiderio senza far crescere il gradimento. Il piacere vero e proprio sembra dipendere di più dal sistema degli oppioidi e da sistemi affini. «Dopamina uguale piacere» è un equivoco. Il messaggio della dopamina somiglia piuttosto a «guarda qui, potrebbe essere importante, vai a prenderlo».

Perché la metafora del serbatoio ti porta fuori strada

Se vedi la dopamina come un segnale che serve a imparare, e non come una riserva, la logica del detox non sta più in piedi. I segnali dopaminergici durano poco e sono legati a eventi precisi: non sono una scorta che consumi nel giro di mesi e ricostituisci astenendoti. Se il problema fosse un serbatoio vuoto, conterebbe solo quanto tempo stai lontano dal porno. Se invece il problema sono associazioni apprese e motivazione, conta quello che fai in quel tempo, e quali stimoli e stati d'animo continui a incontrare.

Da dove viene il «digiuno di dopamina»

L'espressione l'ha inventata lo psichiatra Cameron Sepah, come etichetta accattivante per un'idea modesta, di stampo cognitivo-comportamentale: prendersi brevi pause programmate dalla stimolazione digitale continua, sopportare un po' di noia, allenarsi a gestire gli impulsi. Come ricorda Peter Grinspoon della Harvard Medical School, lo stesso Sepah ha spiegato che quel «dopamina» non andava preso alla lettera, e che evitare le attività piacevoli non abbassa né ricarica i livelli di dopamina (Grinspoon, 2020). Internet ha trasformato una tecnica ragionevole per cambiare abitudini in un rituale di reset neurologico che il suo autore non ha mai promesso.

Cosa dice la ricerca sul porno

Anche l'idea del cervello danneggiato si concilia male con i dati raccolti su chi dice di avere davvero un problema con il porno.

Ley, Prause e Finn (2014) hanno passato in rassegna la letteratura sulla «dipendenza da pornografia»: la maggior parte degli articoli che usavano il termine non conteneva dati, e le prove che il porno modifichi il cervello di chi lo guarda erano scarsissime. Prause e colleghi (2015) hanno poi misurato il potenziale positivo tardivo, una risposta del cervello alle immagini emotivamente rilevanti, in 122 persone, 55 delle quali dicevano di faticare a controllare quanto guardavano immagini sessuali. Secondo il modello della dipendenza, quel gruppo avrebbe dovuto reagire di più agli stimoli. È successo il contrario: chi aveva un uso problematico e anche un desiderio sessuale più alto rispondeva meno alle immagini sessuali, un risultato che secondo gli autori non torna con le previsioni del modello della dipendenza. L'effetto dipendeva dal livello di desiderio e non era una semplice differenza tra i due gruppi.

Grubbs, Perry, Wilt e Reid (2019) hanno messo insieme i dati di più studi e hanno visto che l'incongruenza morale, cioè la distanza tra quello che una persona pensa del porno e quello che fa, era legata ai problemi dichiarati molto più strettamente (r = ,58) della quantità di porno guardata (r = ,27). La sensazione di aver perso il controllo si spiegava meglio con un conflitto tra valori e comportamento che con la dose.

Questo non vuol dire che te lo stia immaginando. Perdere il controllo è un'esperienza reale, e fa stare male. Vuol dire che probabilmente il meccanismo non è un sistema di ricompensa consumato. Ed è una buona notizia, perché sull'apprendimento e sul contesto puoi lavorare.

Un modello migliore: il doppio controllo

Il Modello del doppio controllo della risposta sessuale è nato al Kinsey Institute, a opera di John Bancroft ed Erick Janssen (Bancroft, 1999; Bancroft e Janssen, 2000). L'idea di fondo è semplice. La risposta sessuale nasce dall'equilibrio tra due sistemi abbastanza indipendenti: l'eccitazione sessuale, che reagisce agli stimoli sessuali, e l'inibizione sessuale, che frena la risposta quando la situazione lo richiede. Da persona a persona, la sensibilità di ciascun sistema cambia parecchio.

Acceleratore e freno

Il Kinsey Institute lo spiega con l'immagine di un'auto: l'eccitazione è l'acceleratore, l'inibizione è il freno. Due uomini possono guardare lo stesso video e reagire in modo opposto. Uno non ha «più dopamina» dell'altro: semplicemente uno ha un acceleratore sensibile e un freno leggero, l'altro il contrario. Bancroft e colleghi (2009) riportano che i punteggi di entrambi i sistemi seguono più o meno una distribuzione normale. Un freno nella media non è un difetto. È utile: ti trattiene dal fare qualcosa di sessuale quando ti costerebbe caro.

Come si misura

Janssen, Vorst, Finn e Bancroft (2002a, 2002b) hanno messo a punto e validato sugli uomini le Sexual Inhibition/Sexual Excitation Scales (SIS/SES). Ne sono venuti fuori tre fattori:

  • SES (eccitazione sessuale): quanto facilmente reagisci agli stimoli sessuali, che siano persone, fantasie, immagini e a volte anche situazioni non sessuali.
  • SIS1 (inibizione per timore di fallire la prestazione): il freno che entra in azione quando sei distratto, sotto pressione o preoccupato di non «funzionare».
  • SIS2 (inibizione per timore delle conseguenze): il freno che entra in azione quando il sesso potrebbe costarti qualcosa, come il rischio di essere scoperto o i rischi per la salute.

La struttura a tre fattori ha retto anche negli studi successivi. Carpenter, Janssen, Graham, Vorst e Wicherts (2008) hanno confrontato i punteggi delle donne con il modello maschile a tre fattori su 2.045 studenti universitari: l'affidabilità test-retest era simile nei due sessi, anche se alcuni item erano legati in modo diverso all'eccitazione maschile e a quella femminile. Panzeri, Dadomo, Ronconi e Fontanesi (2021) hanno ritrovato gli stessi tre fattori in 2.260 partecipanti italiani tra i 18 e i 75 anni.

Cosa c'entra con il perdere il controllo sul porno

Qui il modello si rivela davvero utile. Walton, Cantor e Lykins (2017) hanno sottoposto un questionario a 510 adulti: il comportamento ipersessuale dichiarato, definito come la sensazione di non riuscire a controllare la propria sessualità, andava di pari passo con un'eccitazione sessuale più alta, una maggiore inibizione per timore di fallire e una minore inibizione per timore delle conseguenze, oltre che con più impulsività, più umore depresso e più ansia. Rodriguez, Sack, Dewitte e Schuhmann (2018) riassumono la letteratura nello stesso modo: nelle persone con un comportamento sessuale fuori controllo si osserva spesso un'eccitazione sessuale più alta, mentre l'inibizione sessuale in generale c'entra poco.

Tradotto nella vita di tutti i giorni: chi fa fatica con il porno ha più probabilità di avere un acceleratore molto reattivo, un freno che scatta per i motivi sbagliati (l'ansia da prestazione invece delle conseguenze) e momenti di umore basso o di ansia che lo spingono verso il sesso invece di allontanarlo. Aggiungi un segnale di apprendimento che ha associato «telefono, letto, le 23, giornata storta» all'attesa di una ricompensa, e la spiegazione è completa, senza bisogno di recettori bruciati.

Questa spiegazione ti dice anche cosa cambiare. Un serbatoio non si può ricablare. Puoi invece imparare quali stimoli e quali stati d'animo ti accendono l'acceleratore, rinforzare il freno che bada alle conseguenze e disimparare le associazioni precise che il tuo cervello ha costruito per prevedere la ricompensa. È un lavoro lento e normale, che si impara a fare. Per questo un conto alla rovescia sul calendario, da solo, delude così spesso.

Invece del detox, allora, cosa fai?

Smetti di chiederti «quanti giorni mancano perché la dopamina torni» e fatti altre tre domande. Quando arriva davvero la voglia? Come mi sento in quel momento? Cosa vorrebbe dire avere un freno più forte proprio lì? Se il porno ti fa stare male sul serio, o sospetti che sotto ci siano depressione o ansia, parlane con un medico o con uno psicologo iscritto all'albo. Non devi cavartela da solo.

Se cerchi un metodo con basi scientifiche per fare questo lavoro giorno per giorno, WINNR si basa su ACT e CBT, non sulla favola della dopamina: costa 9 euro al mese o 49 euro all'anno, su winnr.now.

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Cos'è questa pagina

Questa pagina è educativa. Non è una diagnosi né un consiglio medico. WINNR non è un trattamento né una terapia. Se l'uso del porno incide seriamente sulla tua vita, parlane con un professionista abilitato; se sei in crisi, contatta i servizi di emergenza del tuo paese.

Riferimenti

  1. Bancroft, J. (1999). Central inhibition of sexual response in the male: A theoretical perspective. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 23, 763-784. Listed at https://kinseyinstitute.org/research/dual-control-model.php
  2. Bancroft, J., and Janssen, E. (2000). The dual control model of male sexual response. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 24(5), 571-579. Listed at https://kinseyinstitute.org/research/dual-control-model.php
  3. Bancroft, J., Graham, C. A., Janssen, E., and Sanders, S. A. (2009). The Dual Control Model: Current status and future directions. Journal of Sex Research, 46(2-3), 121-142. https://doi.org/10.1080/00224490902747222
  4. Berridge, K. C., Robinson, T. E., and Aldridge, J. W. (2009). Dissecting components of reward: 'liking', 'wanting', and learning. Current Opinion in Pharmacology, 9(1), 65-73. https://doi.org/10.1016/j.coph.2008.12.014
  5. Carpenter, D., Janssen, E., Graham, C., Vorst, H., and Wicherts, J. (2008). Women's scores on the Sexual Inhibition/Sexual Excitation Scales (SIS/SES): Gender similarities and differences. Journal of Sex Research, 45(1), 36-48. https://doi.org/10.1080/00224490701808076
  6. Grinspoon, P. (2020, February 26). Dopamine fasting: Misunderstanding science spawns a maladaptive fad. Harvard Health Blog. https://www.health.harvard.edu/blog/dopamine-fasting-misunderstanding-science-spawns-a-maladaptive-fad-2020022618917
  7. Grubbs, J. B., Perry, S. L., Wilt, J. A., and Reid, R. C. (2019). Pornography problems due to moral incongruence: An integrative model with a systematic review and meta-analysis. Archives of Sexual Behavior, 48(2), 397-415. https://doi.org/10.1007/s10508-018-1248-x
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  13. Rodriguez, G., Sack, A. T., Dewitte, M., and Schuhmann, T. (2018). Inhibit my disinhibition: The role of the inferior frontal cortex in sexual inhibition and the modulatory influence of sexual excitation proneness. Frontiers in Human Neuroscience, 12, 300. https://doi.org/10.3389/fnhum.2018.00300
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  15. Walton, M. T., Cantor, J. M., and Lykins, A. D. (2017). An online assessment of personality, psychological, and sexuality trait variables associated with self-reported hypersexual behavior. Archives of Sexual Behavior, 46(3), 721-733. https://doi.org/10.1007/s10508-015-0606-1